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Caprarola

 
 

     

Paese adagiato sul fianco meridionale dei Cimini, ad una altezza di 500 m. s.l.m., è collocato su uno sperone di tufo da dove è possibile ammirare un paesaggio stupendo: pianure, lievi ondulazioni che ci permettono di vedere fino alla campagna romana a sud, a est le cime dell'Appennino centrale e a sud-est il pittoresco massiccio del monte Soratte. E' uno dei paesi più caratteristici nelle vicinanze del lago. E' il primo produttore di nocciole del Lazio e forse d'Italia, avvicinandosi ai centomila quintali annui.

Ricco di storia, già dal 1275 se ne ha traccia in un documento di vendita del territorio di Caprarola ai fratelli Orsini. Nel 1312 per successione passa sotto il dominio della vedova di Pietro V di Vico e inizia così un periodo di violenze e ferocia. Nel 1433 la famiglia di Vico perse il dominio della zona che fu venduta al conte Everso dell'Anguillara. Nel 1473 il papa Sisto IV inviò a  Caprarola, come vicario apostolico, il nipote Francesco della Rovere. Caprarola visse un periodo di pace e prosperità sotto la signoria dei Riario ai quali nel 1503 papa Giulio II aveva concesso il vicariato. Essendosi distinta la famiglia Farnese nella lotta contro i Vico, papa Eugenio IV le concesse alcune terre in Caprarola che vennero integrate nel 1537 con la concessione del Ducato di Castro e della Contea di Ronciglione. Fu questo l'inizio di un periodo di grande splendore per Caprarola che ebbe la massima espressione con la costruzione, su ordine del Cardinale Alessandro Farnese, del famoso Palazzo.

È sede del grandioso Palazzo Farnese, edificato da Alessandro, nipote di Paolo III, su disegno del Vignola, su fondamenta di una rocca eretta da Antonio da Sangallo il Giovane. Si tratta di uno dei più preziosi gioielli dell'architettura rinascimentale ed uno dei monumenti della Tuscia più noti a livello nazionale e internazionale.

Caprarola conserva anche una chiesa, S. Maria della Consolazione, voluta da Odoardo Farnese, di notevole valore architettonico. Nel cortile di Palazzo Farnese, durante il periodo Giugno - Settembre, si svolgono concerti di musica rinascimentale di committenza farnesiana.

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Cartina (F-5)

 

Luoghi da visitare

 

 Palazzo Farnese.

L'edificio, che sorge in asse con la strada principale del paese, venne eretto su disegno del Vignola tra il 1559 e il 1575, sulle fondamenta di una rocca pentagonale iniziata dal Sangallo. Il palazzo è un tipico esempio della cultura manieristica del tardo '500. Si compone di cinque piani detti rispettivamente: dei "sotterranei", dei "prelati", "nobile", dei "cavalieri" e degli "staffieri" e si sviluppa intorno ad un cortile rotondo. Per una scalinata a due rampe convergenti, si sale all'ingresso d'onore dove nell'androne troviamo affreschi sulle pareti, raffiguranti i porti di Malta e Messina, stemmi della Famiglia Farnese e due vedute di Caprarola di Federico Zuccari. A sinistra una scala elicoidale, disegnata dal Vignola, sostenuta da trenta doppie colonne e decorata da grottesche e paesaggi dipinti da Antonio Tempesta, conduce al piano nobile. Le diverse stanze, ciascuna dedicata a qualche episodio della storia della famiglia Farnese o a soggetti allegorici, sono decorate da opere dei fratelli Zuccari, come:

- La sala dei fatti d'Ercole. Sulla volta, ornata di stucchi, le fatiche di Ercole e la leggenda della creazione del lago di Vico; alle pareti vedute dei feudi farnesiani.

- La Cappella. A pianta circolare, con pavimento in marmo, ha dei pregevoli affreschi a soggetto

biblico sulla volta e sulle pareti.

- Sala dei fasti farnesiani. E’ uno dei saloni più riccamente affrescati del palazzo, nel quale vengono celebrate le lodi e le gesta del cardinale Alessandro e dell'intero nobile casato.

- Sala del Concilio di Trento. I grandi affreschi illustrano il pontificato di papa Paolo III, nonno del cardinale Alessandro, che indisse il Concilia di Trento.

- Camera dell'Aurora. Presenta scene allegoriche sulla notte, con notevoli effetti prospettici.

- Camera dei lanifici. Vi sono raffigurate scene di tessitura.

- Stanza della solitudine. Affrescato con personaggi storici in meditazione.

- Gabinetto dell' Ermatena. Sono raffigurati Ermes ed Atena e strumenti artistici e scientifici.

Vi sono altre sale affrescate da pittori di notevole interesse:

- Camera della penitenza. Affrescata da Jacopo Bertoja, con scene di esaltazione della Croce e della vita eremitica.

- Camera dei giudizi. Opera di Jacopo Bertoja, presenta scene sul giudizio di Salomone.

- Camera dei Sogni. Attribuita a Giovanni de' Vecchi, raffigura il sogno di Giacobbe.

- Sala degli angeli. Attribuita a Giovanni de' Vecchi e Raffaellino da Reggio presenta scene angeliche.

- Sala del Mappamondo. Affrescata da Giovanni Antonio da Vorese e Raffaellino da Reggio è caratterizzata da carte geografiche dei quattro continenti allora conosciuti, dipinte sulle pareti lunghe; sulla volta e dipinto il sistema planetario con lo zodiaco; entro finte nicchie i ritratti dei più famosi navigatori.

 

 II parco.

Si estende, nella zona retrostante il palazzo, su una superficie di 18 ettari e vi si accede dalla Sala dei Giudizi che immette nel giardino d'inverno. E’ ornato da terrazze e fontane e abbellito da una incantevole palazzina disegnata dal Vignola.

 

 Chiesa di S. Teresa.

Costruita nel XVI sec. ha sull'altare maggiore una Madonna di delicata fattura, attribuita a Guido Reni. Sull'altare di destra, un S. Antonio forse del Veronese, e su quello di sinistra, il Lanfranco ha rappresentato il miracolo del Soratte con S. Silvestro e il drago.

 

 Chiesa della Consolazione.

Costruzione della fine del cinquecento, presenta nel suo inferno pregevoli affreschi dell'epoca. Al centro, sopra l'altare sorretto da tre angeli lignei, possiamo ammirare l’immagine miracolosa della Madonna della Consolazione. Sull'unica navata è sospeso un soffitto a cassettoni scolpito con scene sacre, unico nel suo genere nelle chiese d'Italia.

 

 Duomo. 

Conserva nel suo interno, nell'altare a destra, una pregevole tavola del XV sec.. Dietro l'altare maggiore una Madonna con Bambino e una tela seicentesca con figure di Santi, opera di Francesco Cozza.

 

 

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